Probabilmente ti è capitato di avere dolore nella regione della bassa schiena o conosci qualcuno che ne ha sofferto.

Potresti soffrirne ancora e stai cercando un modo per liberartene del tutto, oppure semplicemente com’è comparso, se n’è andato.

Questo perché il dolore in regione lombare, o lombalgia, è una delle manifestazioni dolorose più comuni nella popolazione generale, infatti circa l’80-85% della popolazione ne è colpito almeno una volta durante la vita.

Tanti quanti sono i modi con cui si manifesta, altrettante sono le soluzioni che l’esperto di turno propone.

Non conoscere la lombalgia, vuol dire trattarla affidandosi al caso:

in pratica una perdita di tempo, soldi e soprattutto benessere psicofisico che non fa altro che peggiorare la situazione.

Ma allora cosa bisogna fare per liberarsene del tutto?

In questo articolo cercherò di spiegarti passo a passo quali sono i fattori chiave che portano al più semplice ed efficace trattamento di questo problema.

Classificazione, segni e sintomi

Prima di tutto, è bene chiarire che la lombalgia non è una malattia, ma un sintomo di diverse patologie.

Partiremo proprio dai sintomi per poterle dare un “volto” che ci permetterà di classificarla e quindi di trattarla.

Immagina la comparsa del dolore come ai lanci di un dado: ogni faccia rappresenta un sintomo, e conoscere le combinazioni tra le facce del dado vuol dire conoscere di che tipo di lombalgia si tratta.

Una prima distinzione si può fare sulla natura del dolore.

Il dolore può essere localizzato o riferito, ossia presentarsi a livello della colonna vertebrale bassa, fino ai glutei, oppure irradiarsi sotto al solco gluteo, fino alla coscia (lombosciatalgia) o addirittura fino alla gamba (sciatalgia).

Una seconda distinzione riguarda i movimenti che aumentano la sensazione dolorosa.

Se avverti dolore flettendoti in avanti, probabilmente la causa è di natura nervosa: il dolore sarà molto intenso, acuto, e si avrà la sensazione di essere “bloccati”, tipico del famoso “colpo della strega”.

Quando provi dolore durante il sollevamento di un peso, oppure quando in macchina ti sporgi verso i sedili posteriori per prendere un oggetto, in questo caso la lombalgia ha natura meccanica. Si manifesterà con tensione muscolare o rigidità.

Il dolore si può avvertire anche senza muoversi: è il caso del dolore quando si sta seduti, in piedi oppure al risveglio.

L’ultima suddivisione possiamo farla in base alla durata dei sintomi:

  • Acuta: episodio della durata inferiore alle 6 settimane;
  • Subacuta: la sintomatologia si protrae fino a 12 settimane;
  • Cronica: la sintomatologia supera le 12 settimane.

Perfetto: possiamo costruire in questo modo l’identikit della nostra lombalgia e capire quali siano le cause scatenanti il dolore.

Escludendo le patologie estremamente rare o i tumori, le principali sono:

  • la protrusione discale ed eventuale ernia al disco;
  • l’artrosi vertebrale;
  • la spondilolistesi.

A causa della particolare anatomia della colonna queste patologie restringono il canale vertebrale provocando dolore di natura compressiva.

Basterebbe effettuare le indagini strumentali con risonanza magnetica e radiografia e andare a capire qual è la causa…

giusto?

Non proprio.

È certo che per una limitata percentuale di casi, risolte queste cause il dolore scompare.

Per la maggior parte dei casi, circa l’85%, la sintomatologia non è legata alla patologia.

Si, ti sto dicendo che persone con o senza dolore lombare possono presentare lo stesso quadro diagnostico, per questo in medicina la lombalgia viene distinta in:

  1. Lombalgia specifica: i sintomi sono attribuibili ad una condizione patologica nota (infezione, tumore, frattura, infiammazione e radicolopatia).
  2. Lombalgia aspecifica: nella quale la patologia scatenante i sintomi non è riconoscibile. Le cause sono solitamente benigne-traumatiche-compressive.

Ovviamente non ti sto dicendo che gli esami strumentali sono inutili, infatti per riconoscere i casi di lombalgia specifica sono fondamentali.

Tuttavia, non ci si può affidare al 100% su questo tipo di diagnosi per identificare il trattamento più efficace.

Esistono diversi indizi clinici a cui ci possiamo affidare per distinguere la lombalgia specifica da quella aspecifica.

Alcuni sintomi e condizioni sono caratteristici: includono la perdita progressiva di capacità sensopercettiva e motoria, ritenzione urinaria, incontinenza, cancro pregresso, recente chirurgia spinale invasiva e traumi significativi legati all’età.

Di grande utilità sono l’esecuzione di test neurologici, come la manovra di Lasègue, per escludere la sciatalgia.

Rimane comunque un grosso punto di domanda:

come trattare la forma aspecifica?

Mal di schiena e lavoro: i rischi del mestiere

La lombalgia aspecifica viene definita tale proprio perché… non si sa esattamente cosa la scateni.

Per questo la ricerca scientifica si è concentrata soprattutto su questa forma al fine di identificarne l’origine esatta.

Pensa che fino ad ora sono stati identificati ben 35 fattori di rischio suddivisi in 4 categorie: individuali, di scarsa salute generale, di stress fisico e di stress psicologico.

Ti posso già anticipare che ogni volta che ti rechi al lavoro, qualunque lavoro tu svolga, non fa altro che costituire un rischio nello sviluppo di lombalgia.

Sia che tu stia scaricando un camion oppure rispondendo a delle mail in ufficio, i rischi sono gli stessi.

Visto che per questo tipo di lombalgia la maggior parte dei disturbi sono di origine meccanica, ossia problemi di muscoli e ossa (vertebre) ci concentreremo sui fattori di stress fisico.

Si può subito intuire che il problema è circoscritto nell’azione dei muscoli: i muscoli “decidono” dove e come si muovono le vertebre; se hai sviluppato mal di schiena, la causa è da ricercarsi nel muscolo, non nell’osso.

Ma che problemi potrebbero avere i tuoi muscoli?

Potrebbero essere contratti oppure troppo deboli.

In questo caso movimenti bruschi e sforzi di bassa intensità possono comportare un rischio per la salute della schiena.

Oppure potrebbero esserci degli squilibri muscolari, in questo caso anche il mantenimento della postura, semplicemente stando seduti, comporta una possibile insorgenza di mal di schiena.

La soluzione al mal di schiena

Escludendo gli episodi di lombalgia specifica, dove abbiamo visto che rimuovendo la causa del problema il dolore scompare, nella lombalgia aspecifica è tutto un altro discorso.

Per prima cosa devi sapere che il trattamento migliore all’insorgenza del dolore consiste nel non fare nulla.

Hai capito bene, non c’è niente di meglio che riposarsi, infatti nella maggior parte dei casi gli episodi dolorosi scompaiono spontaneamente nelle due settimane successive alla manifestazione del sintomo.

In questo caso la terapia fisica e le tecniche di manipolazione spinale agiscono più sul controllo del dolore che sulla causa del dolore stesso.

Una piccola parte tende invece a cronicizzarsi.

Nelle forme croniche il movimento diventa il protagonista indiscusso e anche per questo viene inserito nelle diverse linee guida nazionali e internazionali.

Gli aspetti positivi dell’allenamento riguardano il miglioramento della forza della muscolatura posteriore del tronco, l’aumento di flessibilità e mobilità, l’aumento del fitness generale e inoltre provvede ad un miglioramento dell’umore con effetto protettivo sulla depressione.

Al contrario la sedentarietà riduce ulteriormente la funzionalità del muscolo peggiorando la situazione delle vertebre e in più non aiuta di certo a controllare il peso, un altro fattore di rischio nel mal di schiena.

Sicuramente non esiste un muscolo “magico” che una volta sistemato ci toglie il dolore, anzi, gli esercizi più efficaci coinvolgono diverse catene muscolari costituite da una serie di muscoli che come una squadra lavorano in sinergia nel produrre un movimento di successo.

Il programma di allenamento dovrebbe essere cucito su misura in base alla tua condizione di partenza, esistono tuttavia degli esercizi che danno ottimi risultati nella maggior parte dei casi.

Vedremo poi nello specifico alcuni di essi.

Ci manca però l’ultimo pezzo del puzzle per poter capire come risolvere i sintomi dolorosi.

Si, perché si è parlato tanto del muscolo che muove le vertebre ma… chi muove il muscolo?

Apprendimento motorio e lombalgia

A parte il cuore, i muscoli non sono in grado di contrarsi in autonomia.

Significa che essi per lavorare, e permetterti di lavorare, hanno bisogno di “ordini” provenienti dall’alto, regolati dal sistema nervoso centrale (SNC) che gestisce come quando e quanto i muscoli devono contrarsi per produrre il movimento.

Quante volte hai sentito di amici e colleghi che con massaggi, ultrasuoni, fisioterapia e altri metodi in voga al momento hanno risolto questo problema?

Ma quanti di essi hanno poi effettivamente risolto il problema nel lungo periodo?

Ti basta pensare che la lombalgia ha uno dei più alti tassi di ricorrenza: il 24-87% degli individui che manifestano lombalgia presenteranno una recidiva entro un anno.

Queste terapie hanno un’utilità sul breve periodo perché riescono con successo a recuperare l’elasticità e l’equilibrio perso con il dolore.

Potenzialmente, possono funzionare.

La fisioterapia è fondamentale perché tramite degli esercizi specifici garantisce il rafforzo mirato della muscolatura ricostituendo uno stato di equilibrio.

Ovviamente le vertebre non torneranno di certo come nuove, ma ricorda che non è quella la causa del dolore.

Quello che però viene trascurato un po’ da tutti, è appunto il ruolo del sistema nervoso centrale.

L’SNC è il pilota della nostra auto.

Ogni volta che facciamo un “incidente”, ossia subiamo un infortunio, portiamo la nostra “auto” dal “meccanico”, ossia dal fisioterapista, che con esercizi specifici e tecniche manipolative ripara i muscoli non funzionanti.

Il vero problema è che nessuno si concentra sulla causa per cui facciamo questi “incidenti”.

Ossia il nostro SNC evidentemente non è ancora un pilota esperto: sembra paradossale, ma non è in grado di muovere in modo corretto i muscoli, portandoli alla perdita di efficienza con conseguente dolore.

Anche gli studi più recenti lo stanno confermando: molte delle problematiche dolorose si associano a errori nei tempi di attivazione con cui i muscoli agiscono per produrre il movimento.

Alcuni muscoli lavoreranno di più, altri di meno; alcuni diventeranno rigidi, altri deboli; si instaura lo squilibrio che porta al dolore.

Diventa necessario un protocollo di allenamento che si concentri soprattutto sull’imparare a muoversi bene, concetto basato sull’apprendimento motorio.

Una vera e propria “scuola guida” per il SNC.

Per questo la metodologia di Stateflow segue il naturale percorso riabilitativo/rieducativo iniziato con il fisioterapista per permetterti di raggiungere il miglior stato psicofisico riducendo al minimo il rischio d’insorgenza del dolore, nel rispetto dell’apprendimento motorio.

Vogliamo essere gli istruttori che ti portano a diventare un pilota esperto del tuo corpo, sia sul lavoro che nelle attività della vita quotidiana.

Soprattutto quando si svolgono movimenti ripetitivi, ma anche semplicemente si passa molto tempo seduti, non si può lasciare nulla al caso per il trattamento della lombalgia sul lungo periodo.

È bene considerare anche un’altra arma a nostra disposizione: la prevenzione.

“Gli intellettuali risolvono i problemi; i geni li prevengono.”

    (A. Einstein)

Tieni in considerazione che qualsiasi movimento eseguito nello spazio, comporta un lavoro muscolare per portarlo a termine.

Quando ti pettini, o allacci la cintura di sicurezza dell’auto esegui automaticamente un gesto in modo automatico, in quanto la componente cosciente si concentra sul risultato.

Questi gesti potrebbero essere errati.

Certo il risultato viene raggiunto lo stesso, ma con una bassa efficienza.

Soprattutto i movimenti che interessano la colonna vertebrale sono solitamente complessi, perché coinvolgono diversi muscoli e articolazioni, ed è molto facile sbagliare.

Eseguire tutti i giorni, per molte ore al giorno questi movimenti in modo errato porta a una riduzione del supporto lombare con aumento dello stress e del carico sulle articolazioni e i legamenti della colonna vertebrale.

Questo è particolarmente vero per i movimenti dell’attività lavorativa: la movimentazione e la frequenza di sollevamento di carichi, le vibrazioni e il traino di carichi pesanti, che solitamente vengono ripetuti frequentemente.

L’apprendimento motorio è la chiave per trasformare i fattori di rischio in fattori protettivi.

Ancora oggi vengono dispensati consigli errati e controproducenti come quella di “evitare i sovraccarichi perché fanno male alla schiena”.

Ma la verità è che fanno male solo se vengono eseguiti male.

Quindi perchè dover correggere il problema quando possiamo evitarlo del tutto?

Gli strumenti li abbiamo.

Bisogna solo sapere come utilizzarli al meglio.

Conclusione

Esistono centinaia di metodi per dare sollievo al tuo mal di schiena e ti assicuro che questo fa il business di molti “esperti” del settore.

La gran parte di questi ti garantiscono solo un sollievo temporaneo al dolore, che prima o poi si ripresenterà.

La verità è che se non avessi fatto nulla, probabilmente il dolore sarebbe scomparso lo stesso.

Se quello che cerchi è non avere più mal di schiena o fare in modo che non si presenti, il trucco è giocare d’anticipo.

Imparare o reimparare dei movimenti affidandoti a Stateflow richiede costanza e impegno, ma sono l’unico mezzo efficace per evitare il dolore sul lungo periodo.

Conoscere i fattori di rischio è già un buon inizio, ma sia che si tratti di un percorso di rieducazione motoria oppure di semplice fitness, è bene non lasciare nulla al caso.

Per questo affidarti ad un esperto del movimento è la scelta giusta da fare per prevenire il mal di schiena.