Il feedback è uno strumento di apprendimento potentissimo e va maneggiato con cura.

Troppe volte, sia in ambito sportivo che riabilitativo, si analizzano i risultati senza tenere conto di tutti gli elementi che apportano qualità al percorso di apprendimento motorio.

Uno di questi è certamente il feedback che, per una sua natura, è creato dalle parole del professionista del settore e, proprio per questo, si tende a dare per scontato, sia sotto l’aspetto qualitativo, che quantitativo.

Grazie ai vari parametri che sottendono alla sua somministrazione, vorrei far riflettere sull’utilità di programmare e periodizzare il suo utilizzo in modo strutturato, al fine di potenziare il suo contributo e massimizzare positivamente la sua influenza sugli allievi o sugli atleti.

Nella stragrande maggioranza di ogni percorso inerente alla motricità, il professionista vincente è colui che sbaglia meno, per questo, non lasciare al caso anche il potere del feedback diviene necessario.

Vediamo cosa rende possibile questa prospettiva:

Nell’ambito della motricità, in particolare nell’apprendimento motorio, il feedback è un’informazione, di diversa natura, che deriva dal movimento di un allievo, di un atleta o di un lavoratore.

Per diversa natura, intendo che, il feedback può essere diviso in 2 categorie:

  • Il feedback intrinseco
  • Il feedback estrinseco

Il feedback intrinseco

Il feedback intrinseco è l’informazione sensoriale che deriva naturalmente dall’esecuzione di un movimento, sia essa di natura esterocettiva o propriocettiva.

Proprio per questo gioca un ruolo fondamentale nell’elaborazione delle informazioni sensoriali.

È il feedback che vive in simbiosi con il movimento e che potenzia il sistema motorio nella sua considerazione come un sistema cognitivo.

Oltre che essere strettamente correlato al movimento, esso è il feedback inevitabile per antonomasia: ogni qualvolta che viene eseguito un movimento viene generato il feedback intrinseco (da non confondere con la sua elaborazione durante il movimento, dato che, per natura di una classe di movimenti, diviene impossibile).

Ogni qualvolta il movimento rende possibile la sua elaborazione, entra in stretta relazione con l’elaborazione delle informazioni sensoriali, per questo il feedback intrinseco diviene fondamentale per la creazione di nuove rappresentazioni neurali o l’arricchimento di quelle esistenti.

Questo è l’aspetto che più lo identifica come un feedback che va salvaguardato e garantito durante il percorso di apprendimento, particolarmente in determinate fasi.

Altresì in ambito sportivo, un atleta, anche di alto livello, in particolari fasi della preparazione, necessita di rievocare questa elaborazione, in modo preponderante se, sfortunatamente, sta attraversando un percorso riabilitativo post infortunio.

Perché?

Perché tanto è vero che l’elaborazione delle informazioni sensoriali ottimizza le rappresentazioni neurali, quanto è vero che essa sia uno strumento da garantire al SNC quando un infortunio, più o meno grave, va a minare la funzione delle stesse rappresentazioni (dello spazio personale ed extra-personale).

La potenza del feedback intrinseco sottende quindi, alla possibilità di rendere sempre più compatibile ciò che avviene nel mondo esterno, a quello che avviene all’interno del SNC tramite le rappresentazioni neurali.

Tanto più si garantisce questa compatibilità, tanto più l’effetto dell’attività riabilitativa o la pratica sportiva diviene tangibile agli allievi, parte del proprio essere, automatizzata, insomma si favorisce il suo ruolo nella loro memoria motoria.

Il feedback estrinseco

Il feedback estrinseco è l’informazione controllata dal professionista della motricità, in quanto può essere fornita in momenti differenti, in forme differenti (il tempo su un cronometro, il grafico della frequenza cardiaca o un punteggio attribuito da un giudice), o non essere fornita affatto.

Quindi il feedback estrinseco è un’informazione, inerente ai risultati del movimento, che viene fornita quando un allievo o un atleta produce i suoi movimenti.

All’interno del feedback estrinseco si sviluppano 2 categorie che sottendono alla sua espressione:

  • Conoscenza dei risultati (CR)
  • Conoscenza della prestazione (CP)

La conoscenza dei risultati è il feedback estrinseco, principalmente di natura verbale, fornita dal professionista della motricità alla fine del movimento di un allievo riguardo:

  1. La misura in cui è stato eseguito correttamente l’azione
  2. Il raggiungimento, o meno dell’obiettivo motorio in relazione all’ambiente

Ciò fa dedurre quanto questa tipologia di feedback estrinseco possa risultare ridondante rispetto al feedback intrinseco, dato che informa su parametri rilevabili autonomamente dall’allievo, che facilmente si ritrova irritato dall’intervento dell’allenatore o fisioterapista.

Estremizzando: immaginate quanto possa essere inutile informare ad ogni tiro un bowler riguardo il numero di birilli rimasti piedi, lo nota sa solo!

Diversa è l’utilità della CR a un bowler non vedente, che trae vantaggio da questa informazione, in aggiunta ad altri tipi di feedback di cui tratteremo a breve.

Quindi è di fondamentale importanza considerare che, al fine di un’ottimale somministrazione della CR, vi sia una discrepanza tra il feedback intrinseco in relazione all’obiettivo motorio sia essa indotta da un infortunio, disabilità o da una condizione sport-specifica.

La conoscenza della prestazione è il feedback che fornisce informazioni contenenti gli aspetti cinematici del movimento obbligatoriamente legati, direttamente o indirettamente, al raggiungimento dell’obiettivo motorio.

Per questo la CP informa sulla qualità dell’azione motoria.

Diventa necessaria quando il movimento non permette un’elaborazione delle informazioni sensoriali.

Tuttavia, anche la CP potrebbe essere soggetta ad un’autonoma rilevazione da parte dell’allievo, specie se esperto,

ma,

durante il percorso di apprendimento ci si può trovare di fronte a richieste motorie divenute complesse, in quel preciso momento, quindi la CP vuole ridurre, gradualmente, il divario tra feedback intrinseco rispetto all’obiettivo motorio, grazie all’intervento aggiuntivo di feedback specifici a questa situazione.

Prima di trattare di questa tipologia di feedback, vorrei porre un accento sulle proprietà del feedback estrinseco, individuabili come:

  1. Proprietà motivanti

Come suggerisce la denominazione è quella proprietà legata alla motivazione e alle emozioni, che giocano un ruolo rilevante per il processo di apprendimento motorio.

La motivazione è strettamente correlata al raggiungimento degli obiettivi, il feedback deve essere dosato per incanalare la motivazione, senza risultare “finto” è “surreale” in particolar modo quando un allievo si trova in un periodo particolarmente difficile del percorso di apprendimento.

L’effetto motivante è strettamente correlato anche ai parametri di somministrazione del feedback, di cui tratteremo a breve.

  • Proprietà di rinforzo

La funzione rinforzante del feedback è quella di aumentare la probabilità che un’azione motoria efficace sia ripetuta in azioni simili diverse dalle esercitazioni, il rinforzo positivo provoca cambiamenti piuttosto costanti e positivi delle prestazioni motorie.

Il rinforzo negativo e la punizione risultano meno efficaci è più casuali sull’apprendimento motorio.

  • Proprietà informative

È di certo la proprietà più importante e più delicata, dato che è quella strettamente correlata al risultato del percorso di apprendimento motorio o prestativo:

il raggiungimento degli obiettivi degli allievi in modo efficace.

Il professionista della motricità e il regista che sovraintende alla realizzazione dell’opera.

La potenza dell’informazione presuppone i problemi di quale sia l’informazione adatta da somministrare, se fornirla, la quantità di informazione, la precisione e la frequenza con quale fornirla.

Ma particolarmente su quale parametro che sottende alla realizzazione di un movimento.

È la proprietà più rilevante su cui nasce la necessità di programmare la somministrazione del feedback.

  • Proprietà che generano dipendenza da feedback

Quando la proprietà informativa (particolarmente) non viene utilizzata in modo adeguato, sbagliando l’utilizzo dei parametri sopracitati (ad esempio fornire troppo frequentemente un feedback informativo) l’allievo potrebbe incorrere in una dipendenza da feedback.

Questo avviene perché non viene più incanalato l’utilizzo del feedback intrinseco e quindi viene minata la funzione dell’analisi delle informazioni sensoriali.

Quando si viene a creare la dipendenza da feedback, il percorso riabilitativo o di preparazione fisica, viene compromesso, in quanto l’allievo non riesce a riprodurre le azioni motorie in modo autonomo minando l’efficacia degli obiettivi motori perseguiti (siano essi riferiti a quelli di un percorso riabilitativo per la quotidianità o quelli riferiti alla preparazione fisica per l’attività sportiva).

Posto un accento sulle proprietà relative al feedback estrinseco, è arrivato il momento di trattare i parametri che permettono di programmare la somministrazione del feedback.

Fornire il feedback, o non fornire il feedback, questo è il dilemma:

Parametro 1 – Determinare se fornire il feedback

La domanda fondamentale da porsi è:

“Quali aspetti del compito motorio deve apprendere il mio allievo?”

Per questa valutazione è fondamentale disporre una gerarchia di elaborazione delle informazioni (sottese al feedback intrinseco) relative al compito motorio, da fare rilevare all’allievo.

Il feedback estrinseco deve, inizialmente, veicolare il feedback intrinseco per determinati parametri del compito motorio e quindi la ricerca personale da parte degli allievi verso le informazioni rilevanti del compito.

La decisione di non fornire è il feedback per un certo periodo è per spingere l’allievo alla ricerca personale ed autonoma della relazione tra

corpo – compito – ambiente/attrezzo sport specifico

Una volta che gli allievi sono capaci di identificare l’informazione intrinseca autonomamente e costantemente, il feedback estrinseco perde di efficacia per quel parametro.

Parametro 2 – Determinare quale feedback fornire

La domanda fondamentale da porsi è:

“Quali sono le caratteristiche del movimento sulle quali dovrei fornire informazioni?”

Questa analisi sottende ad un processo che richiede elevata professionalità da parte del professionista della motricità, in quanto presuppone una continua analisi sulle richieste del compito motorio, in relazione alle capacità potenziali e prossimali dell’allievo rispetto al compito stesso.

Ci sono parametri di un compito che in determinati momenti storici del percorso di apprendimento saranno più prossimali alle capacità dell’allievo:

effettivamente comprensibili dal suo sistema motorio.

Pensate al risultato che si otterrebbe se vi si chiedesse di suonare una composizione di Mozart senza aver mai toccato i tasti di un piano forte.

Per questa analisi entrano in gioco:

  • Il feedback relativo al programma motorio

(Ti consiglio di leggere l’articolo sull’elaborazione dei programmi motori)

È il feedback che fornisce informazioni riguardo l’eventuale errore di selezione del pattern fondamentale del movimento.

Con questo tipo di feedback si agisce sulla bontà dell’azione globale, per questo è utile farne uso nella parte iniziale del processo di apprendimento, concentrandosi sulle caratteristiche del movimento facilmente controllabili che portano l’allievo a

raggiungere l’obiettivo motorio, punto.

Quando l’allievo ha raggiunto con successo la capacità di controllo motorio verso il programma motorio, è pronto a ricevere:

  • Il feedback relativo ai parametri del programma motorio

Questo feedback riguarda la fornitura di informazioni che riguardano i valori dei parametri selezionati per adattare i movimenti alle richieste ambientali.

Una volta che l’allievo ha raggiunto l’obiettivo motorio richiesto dall’ambiente/pratica sportiva, significa che ha dato un senso alla relazione

corpo – compito – ambiente/attrezzo sport specifico

ed è pronto a passare al “livello successivo” dell’azione motoria, dato che ha decifrato con successo gli aspetti generali superando con successo il problema della novità.

L’allievo è pronto a ricevere feedback riguardo a parametri come velocità, forza, ampiezza, timing specifici rispetto al movimento, ad esempio:

“Anticipa il passo e fallo più velocemente, di seguito spingi di più con la controlaterale per esprimere più forza con le braccia”

Feedback impossibile da riprodurre se l’allievo non è riuscito ancora a risolvere i problemi motori generali (Il processo di apprendimento pt.1)

Parametro 3 – Determinare quanta informazione fornire

Programmare la somministrazione del feedback risulta funzionale per evitare il sovraccarico di informazioni dato che l’elaborazione delle informazioni e la capacità della memoria sono limitate.

Questa problematica risulta evidente quando viene relazionata alla somministrazione del feedback relativo ai parametri, in quanto bisogna dosare la quantità di informazione in base al livello di apprendimento dell’allievo.

Quando un allievo è esperto risulta possibile agire su più parametri, viceversa, quando un allievo è appena passato alla somministrazione del feedback relativo ai parametri, è vivamente consigliato agire su un numero molto limitato di parametri per volta.

Una volta definito la quantità di feedback da somministrare all’allievo si può decidere se adottare.

  • Feedback riassuntivo:

Feedback dato dopo una serie di prove che fornisce all’allievo informazioni riguardo ciascuna prova della serie

  • Feedback medio:

Feedback dato dopo una serie di prove, che fornisce informazioni riguardo al valore medio della prestazione effettuata in una serie di prove.

Questi 2 modi di fornire il feedback sembrano bloccare la proprietà del feedback di sfociare in “dipendenza”, non essendo forniti ad ogni singola prova.

Fornendo il feedback medio, gli istruttori sono in grado di farsi un’idea migliore dei pattern di movimento generali dell’allievo, eliminando gli errori occasionali che corrompono la bontà del movimento. In questo modo, è possibile fornire agli allievi informazioni più affidabili sulle caratteristiche più importanti dei loro movimenti e sugli aspetti che devono cambiare durante le prove successive.

Parametro 4 – Determinare la precisione del feedback

La gestione della precisione del feedback è funzionale relazionarla, oltre che al periodo del processo di apprendimento, alla tipologia del feedback da fornire.

Come si può notare dal grafico che ho realizzato per dare uno spunto di riflessione sull’argomento,

quando l’allievo sta attraversando un periodo di apprendimento motorio dove gli viene fornito il feedback relativo al programma motorio che fa capo all’abilità da apprendere, la relazione precisione/feedback relativo al programma, segue un andamento sigmoidale che descrive il processo cooperativo in cui all’aumentare del feedback relativo al programma, aumenta la precisione possibile da associare al feedback.

Il processo è relativamente lento, al fine di garantire l’analisi delle informazioni sensoriali, per poi accelerare e conseguentemente arrivare a plateau, segno che l’elaborazione delle informazioni sensoriali che sottendono all’elaborazione del feedback intrinseco ha ottimizzato il processo di apprendimento.

Perché, ricordiamoci, che verosimilmente ci troviamo all’inizio del percorso di apprendimento per una determinata abilità motoria, quindi il feedback deve veicolare la costruzione della relazione corpo – ambiente – movimento.

Una volta che l’allievo è pronto per ricevere il feedback relativo ai parametri, la relazione che intercorre tra la precisione ad esso annesso, aumenta gradualmente dato che è verosimilmente funzionale concentrarsi sulla precisione di pochi parametri per volta (partendo anche da uno per volta) fino ad arrivare all’insieme dei parametri che compongono l’abilità motoria target.

Una volta definita l’estrema precisione con cui gestire i parametri da parte dell’allievo, il professionista del settore deve avere l’accortezza di cessare con la somministrazione del feedback, facendo sì che l’esecuzione delle azioni diventi costante e totalmente autonoma.

Non ricevendo più feedback che inducono a cambiamenti senza un reale bisogno, si favorisce il consolidamento dell’abilità motoria in memoria.

Ciò fa riflettere su come, anche l’evidenza scientifica, sottolinei il fatto che il processo di apprendimento è altamente delicato e necessiti di tempo, che deve essere gestito con profonda professionalità da parte dell’operatore della motricità, nonché da una elevata dose di umiltà, lasciando da parte l’egocentrismo professionale e la mania di dare indicazioni cercando di ottimizzare il risultato per poi ottenere l’opposto.