“Da un grande potere, derivano

grandi respons-abilità

(Stan Lee)

È indispensabile che i professionisti, sia del settore riabilitativo che quello delle scienze motorie, non solo conoscano il processo di apprendimento motorio ma

è altresì necessario essere totalmente abili nell’attuarlo e gestirlo.

Tuttavia, non è sempre così, la causa è la banale assenza di competenza nell’ambito o, ancor più grave, la mancata consapevolezza dell’importanza di conoscere il processo di apprendimento che sottende all’acquisizione di abilità motorie.

Ogni allievo ha il dovere di pretendere il miglior risultato da noi, e i professionisti hanno a loro volta il dovere di saper operare secondo il processo di apprendimento motorio per far si che i risultati non siano frutto del caso, ma bensì di un percorso logico e strutturato.

Il processo di apprendimento motorio è il fenomeno tale per cui le persone riescono a produrre movimenti non usuali.

E per “non usuale” intendo anche quelle abilità che, per qualsiasi motivo, non sono più usuali, ma che un tempo lo sono state.

L’apprendimento motorio è quindi lo strumento che ci permette, sia di apprendere il movimento del salto con l’asta ma anche di ri-apprendere a camminare o generare forza contro un oggetto in modo efficace (svitare un bullone di grosse dimensioni)

Quindi, in questo articolo verrà analizzato come il sistema di apprendimento motorio “lavora”, cercando di porre una lente di ingrandimento sull’interazione degli ingranaggi che fanno funzionare questa meravigliosa macchina.

“Siamo come nani sulle spalle dei giganti”

Il fenomeno di apprendimento motorio può essere spiegato attraverso una differente quantità di livelli di analisi dato che si ripercuote a diversi livelli biomeccanici e diversi livelli cognitivi.

Per questo, gli studiosi del movimento ci hanno donato diverse prospettive di comprensione di questo affascinante fenomeno.

Vediamone alcune.

Le Fondamenta: L’apprendimento Motorio avviene per stadi

Sono diversi gli studiosi che si sono occupati degli stadi dell’apprendimento motorio: Bryan e Harter (1897, 1899), Snoody (1926), Fitts & Posner (1967) Adams e Gentile (1971 e 1972) fino ad arrivare a Anderson (1995).

È scontato: Tutti i cambiamenti che sottendono all’acquisizione di abilità motorie hanno luogo con la pratica e, secondo tutti questi autori, il cambiamento in rapporto con la pratica, passa attraverso degli stadi relativamente distinti.

Quando gli allievi si esercitano, passano attraverso queste fasi che presentano confini molto labili, per questo, al mutare delle variabili che sottostanno all’apprendimento, come ad esempio la motivazione, gli apprendisti possono mostrare caratteristiche di stadi diversi.

Stadio 1: Cognitivo / Verbale-Motorio

In questo stadio gli allievi si confrontano con un compito totalmente estraneo e il loro problema, è quello di avere un’idea generale del movimento.

Proprio per questo l’apprendista si trova immerso nella ricerca delle migliori strategie per raggiungere l’obiettivo del compito motorio: cosa devo fare per raggiungere il movimento più idoneo alla situazione.

Le strategie più efficaci vengono mantenute, mentre quella non appropriate vengono scartate.

In questo stadio i miglioramenti sono evidenti più che negli altri 2 stadi, ma accompagnati dall’incoerenza dovuta dallo sperimentare strategie al fine di risolvere il problema motorio nel migliore dei modi.

Le domande chiave che si pongono gli allievi sono:

  • Cosa sto cercando di ottenere?
  • Cosa è andato storto?
  • Ho eseguito bene quel movimento?

Queste domande aumentano il dialogo interno che diventa il pilota delle loro azioni, facendo si che l’elevata richiesta di attenzione, verso la scelta della strategia da attuare per raggiungere l’obiettivo mototio, impedisca l’elaborazione di informazioni di livello più elevato per raggiungere l’obiettivo motorio.

Ogni professionista del settore deve necessariamente assecondare questo passaggio, accettando che gli allievi non diano rilevanza agli eventi e al mondo esterno in modo puntuale e coerente.

Stadio 2: Di Consolidamento / Motorio

In questo stadio l’allievo ha determinato superficialmente quali sono le strategie più efficaci per raggiungere l’obiettivo motorio e inizia a compiere aggiustamenti via via sempre più fini per perfezionare l’abilità che si prepara ad aggiungersi al repertorio motorio dell’apprendista: come devo fare per ottenere il miglior risultato.

Le azioni motorie diventano sempre più coerenti verso l’obiettivo motorio grazie alle migliorie apportate ai pattern motori che si susseguono col tempo, variabile fondamentale in questo stadio dato che si prolunga per un periodo relativamente lungo.

Sempre rivolgendoci alle azioni motorie, si nota un’importante efficienza accompagnata dalla stabilità di quest’ultime che, inoltre, vengono eseguite apparentemente senza sforzo.

Questo stadio ha delle peculiarità in base all’ambiente a cui ci riferiamo, pertanto, varierà in base all’apprendimento di closed skills oppure di open skills ma il denominatore comune è lo sviluppo di una migliore interazione con l’ambiente esterno, l’anticipazione delle azioni e il miglioramento del timing.

Stadio 3: Autonomo

La variabile tempo è sempre padrona della complessa equazione che regola l’apprendimento motorio e in alcuni sono necessari anni di esercitazione per far si che l’allievo entri nello stadio autonomo, ove l’abilità motoria presa in analisi diventa automatica.

In questo stadio possiamo riassumerlo in: fare senza prestare attenzione, o comunque prestarne meno, a meno informazioni, o prestare attenzione ad informazioni che perfezionino a livelli elevatissimi la prestazione.

Una volta entrato in questa fase, l’allievo sviluppa programmi motori in maniera tale da eseguire le azioni per periodi più lunghi con un costo energetico minore.

Prolungando nel tempo le sequenze di programmi motori, l’allievo non si troverà più ad attivare continuamente nuovi programmi diminuendo così la richiesta di attenzione.

Ad automatizzarsi è anche l’analisi sensoriale che offrono i pattern ambientali e la loro variabilità.

Questo fenomeno permette all’allievo di attuare attività cognitive di livello superiore al fine di adottare aggiustamenti durante l’azione motoria, in base ai cambiamenti nel mondo esterno.

A velocizzarsi è anche l’analisi dell’errore senza verbalizzazione che agevola l’autocorrezione.

Se notate ho appositamente utilizzato il termine “allievo” anche se, apparentemente, una volta entrato in questo stadio, non si ha più niente da imparare.

Tuttavia, non è assolutamente così, dato che l’apprendimento è un sistema dinamico che accompagna l’allievo durante tutta la vita per garantire il raggiungimento verso un livello sempre più alto dell’abilità (un’abitudine di livello superiore che ha superato il periodo di plateau).

Sia per assecondare i cambiamenti psicofisici che avvengono naturalmente nel corso della vita sia andando a diminuire drasticamente i tempi che intercorrono tra gli stasi analizzati fino ad ora.

“Il tempo è ciò che impedisce alle cose di accadere tutte in una volta”

(John Archibald Wheeler)

Ho voluto porre un accento sugli stadi dell’apprendimento motorio perché troppo spesso, sia in ambito riabilitativo che sportivo, si opera senza rispettare la reale tempistica che il nostro sistema motorio e cognitivo pretende.

Si opera con la costante attenzione sul dito, dimenticandosi della luna, approcciando con allievi secondo modelli e tempi restrittivamente stabiliti, in particolare con un uso inappropriato di feedback forniti, incentrati sulla visione egocentrica del proprio operato.

Vanno rispettati i tempi.

Va rispettato il repertorio motorio.

Va rispettata la capacità cognitiva.

Ogni allievo va vissuto e guidato secondo le sue capacità prima di operare verso livelli di difficoltà maggiori o diversi tra loro.

Zero previsioni, zero presunzione.

Il risultato è una totale confusione, che porta al peggioramento e al successivo abbandono dell’allievo verso il percorso riabilitativo o sportivo.

Perché ci sono allievi che apprendono prima di altri e ci sono allievi predisposti ad apprendere ed eseguire determinate abilità motorie?

Vediamola così,

Ognuno di noi eredita un repertorio di capacità predisposto geneticamente, che chiameremo “Orchestra” nella quale gli strumenti sostituiranno le capacità motorie:

  • Capacità cognitive ma doverose nell’apprendimento motorio:

Sono gli ottoni della nostra orchestra, gli strumenti più potenti pur non essendo i protagonisti.

  • Capacità coordinative che rappresentano le fondamenta di ogni azione motoria nella sua organizzazione e qualità:

Sono gli archi, gli strumenti che compongono l’ossatura dell’orchestra.

  • Capacità condizionali rappresentano il motore di ogni azione motoria che sottende ad una specifica richiesta di forza e resistenza in tutte le loro espressioni:

Sono le percussioni, coloro che scandiscono il tempo della sinfonia.

Piccola precisazione:

Si è soliti usare i termini capacità e abilità come sinonimi, ma non è propriamente corretto, in quanto:

Le capacità sono ereditate geneticamente e anche per questo stabili e durature nel tempo.

Esse sottendono all’esecuzione delle abilità e sono relativamente poco numerose (meno numerose delle abilità), è la loro combinazione che rende possibile l’apprendimento e il controllo di innumerevoli azioni motorie.

Le abilità vengono sviluppate e modificate con la pratica, sono numerose (pressoché tendenti a infinito) e dipendono da diversi sottogruppi di capacità e alla loro combinazione.

Ogni capacità è progettata per raggiungere un obiettivo motorio più o meno come gli strumenti che con il loro suono, riescono a creare meravigliose melodie.

Ciascun movimento o compito particolare richiede un certo gruppo di capacità, e le persone usano diverse combinazioni delle loro capacitò per i diversi compiti, proprio come una stessa melodia può differire da qualsiasi altra per il diverso contributo di ogni strumento o categorie di strumenti.

Ognuno di noi differisce per quantità e qualità di Archi, Ottoni e Percussioni a disposizione per comporre una melodia e, a secondo dell’arsenale strumentale e del direttore d’orchestra (SNC in relazione alle esperienze), saremo più portati per portare a termine melodie più classiche o tendenti al Rock.

Come un’opera musicale, le abilità motorie sottostanno a 2 concetti fondamentali:

  1. Abilità differenti si basano su diverse combinazioni di capacità fondamentali
  2. Diverse abilità potrebbero utilizzare una o più capacità

La struttura delle capacità fondamentali più forti o più dominanti predispone a eseguire più efficacemente alcuni tipi di compiti.

Coloro che possiedono elevati livelli di capacità dominanti in un particolare compito eseguano meglio quel compito rispetto a coloro che possiedono livelli inferiori delle medesime capacità rilevanti.

Possedere meno violini, o dei violini scordati, non ci impedirà di portare a termine un’opera musicale dove questi strumenti sono indispensabili, ma altresì non riusciremmo a colpire l’animo dei più severi critici d’arte, nel modo in cui sarebbe in grado di fare colui che nella sua orchestra possiede tutti i violini necessari e di ultima generazione.

L’ultimo concetto che vorrei provare a declinare è che ogni melodia potrebbe essere riprodotta, con un risultato più o meno qualitativo in termini di correttezza delle note e di quanto essa risulti armoniosa e orecchiabile, sia con un’orchestra completa che con una band formata esclusivamente da chitarra, basso, batteria, testiera e voce.

Il risultato finale che si ottiene è una fantastica collezione di suoni combinati fra loro che si traducono in una stessa melodia ottenuta con suoni diversi.

È diventata una pratica comune tra gli operatori del settore organizzare le esercitazioni in base alle capacità richieste da una determinata abilità, andando anche in questo senso verso una predizione della prestazione, sia in ambito riabilitativo che sportivo, in base a cosa esprime un allievo secondo le proprie capacità che esprimono nelle prime lezioni.

Anche in questo caso cercare di predire la prestazione futura soltanto sulla base delle capacità individuali si rivela dannoso per il percorso di apprendimento di un allievo, in quanto:

  • Le strutture delle capacità necessarie per la riuscita di una prestazione cambiano con la pratica.

Le capacità che necessitano nelle prime esercitazioni, è plausibile che non vengano più utilizzate col proseguo del percorso di apprendimento (le capacità cognitive vengono usate in minor misura, fino a non essere utilizzate una volta arrivati allo stadio autonomo),

  • È impossibile stimare precisamente le combinazioni di capacità che possono tornare utili alla riuscita di un compito motorio.

Diventa quindi necessario, una volta conosciuto a pieno il repertorio di capacità del nostro allievo, programmare esperienze educative che coltivino le loro capacità predominanti, compensando con attività che colmino la bassa disponibilità di quelle carenti.

La teoria dello schema di Schmidt

La teoria dello schema ha di certo portato ad un livello superiore lo studio sul processo di apprendimento motorio.

Schmidt la elaborò per perfezionare quella di Adams del circuito chiuso

closed-loop – andando a completare un puzzle complesso trovando i pezzi mancanti rappresentati dalla:

  • Comprensione dei meccanismi che stanno alla base dell’apprendimento e controllo motorio di movimenti veloci (la teoria closed-loop si riferisce solo a movimenti lenti)
  • Logica che sottende alla possibilità di eseguire un movimento sconosciuto
  • Dimostrazione che gli errori, in misura contestualizzata, sono un supporto al processo di apprendimento e non un fenomeno dannoso

Grazie alla teoria dello schema sono stati declinati concetti fondamentali e indispensabili per i professionisti del settore, fornendo indicazioni utilizzabili in larga scala per il controllo e l’apprendimento di abilità spendibili sia in ambito riabilitativo che sportivo.

  • Processo di comprensione del compito
  • La pratica variabile come supporto all’apprendimento
  • Il ruolo del feedback durante il processo di apprendimento

Se hai letto l’articolo sull’apprendimento motorio, ti ricorderai il paragone tra un abile architetto e il SNC.

Esso possiede un affascinante capacità di creare modelli in scala sia del mondo esterno, sia del nostro corpo e li mette in continua relazione grazie al movimento.

Schmidt da una chiave di lettura di questa capacità del SNC grazie al concetto di programma motorio generalizzato (PMG).

Grazie al concetto innovativo di PMG è emersa una logica sulla possibilità di eseguire un movimento sconosciuto sottraendosi quindi al problema della novità e al problema dell’immagazzinamento (la nostra memoria non è un magazzino infinito).

È emerso che ogni programma motorio è tradotto da un codice astratto che contiene l’ordine nel quale avvengono gli atti motori che vanno a formare l’azione complessiva, il timing relativo ad essi (struttura temporale) e la forza relativa che devono esprimere i diversi muscoli.

I PMG sottendono a parametri specifici per interpretare in un’azione motoria.

Tali parametri riguardano:

  • La durata dell’azione motoria
  • La forza complessiva delle contrazioni
  • L’attivazione muscolare necessaria a compiere l’azione

Grazie a questa logica, il sistema motorio riesce ad eseguire differenti movimenti utilizzando lo stesso programma (riducendo il problema dell’immagazzinamento) dato che movimenti diversi possono sottostare ad un’identica struttura generale diventando governabili dallo stesso programma motorio generalizzato e poi adattato alla situazione richiesta attraverso l’utilizzo dello schema motorio.            

I movimenti sconosciuti possono essere eseguiti attraverso l’adattamento dei parametri esposti in precedenza alla nuova situazione (riducendo il problema della novità).

Il sistema cognitivo elabora 4 informazioni per attuare questo affascinante processo al fine di costruire lo schema per i movimenti futuri:

1. Condizioni iniziali del corpo in relazione all’ambiente

2. Scelta dei parametri sottesi al programma motorio

3. Analisi del feedback intrinseco ed estrinseco

4. Analisi del risultato ottenuto

Prima di concludere questo articolo che, da solo, non riesce di certo a contestualizzare a pieno la teoria dello schema di Shmidt,

tuttavia,

ciò che stato esposto è sufficiente a ribadire il concetto tale per cui, a garantire il successo di un percorso di apprendimento motorio, sia necessaria/o:

  • l’elevata competenza nei meccanismi intimi che sottostanno al processo di apprendimento,
  • l’abilità di costruire percorsi di apprendimento intorno all’allievo, una volta comprese le esperienze pregresse che hanno strutturato il suo bagaglio motorio e cognitivo,
  • Lasciare da parte l’egocentrismo professionale facendo trascorrere il tempo necessario per garantire una vera comprensione da parte degli allievi verso le esperienze ottimali che siamo in grado di strutturare.