Introduzione

Tra tutte le patologie occupazionali che interessano il piede, la fascite plantare è sicuramente la più degna di nota.

I motivi sono principalmente due:

  • è una delle più comuni patologie che interessano i lavoratori che passano molte ore in piedi;
  • provoca dolore spesso invalidante, con lunghi tempi di recupero prima di tornare al 100%.

Certo, sono solo due, ma che impatto hanno sulla vita lavorativa e sulle attività quotidiane?

Direi enorme, e penso che anche tu sia d’accordo.

Conoscerla e trattarla efficacemente ti permetterà non solo di risparmiare tempo e denaro, ma eventualmente evitare di instaurare un pericoloso circolo vizioso che renderà ancora più difficile liberarti del tutto di questa patologia.

Se anche tu per lavoro passi molto tempo in piedi oppure vuoi sapere come comportarti per evitare l’insorgenza di questa problematica del piede, ti consiglio di continuare a leggere.

DEFINIZIONE E INCIDENZA

La fascite plantare è una patologia degenerativa della fascia plantare (o aponeurosi plantare) che attraversa la parte inferiore del piede e collega il tallone con la base delle dita dei piedi.

Interessa circa il 10% della popolazione generale, di cui l’83% sono lavoratori attivi tra i 25 e i 65 anni.

Si può presentare bilateralmente in 1 caso su 3.

Questa patologia è così frequente perché la fascia plantare svolge due funzioni fondamentali per la biomeccanica del piede:

Funzione di sostegno dell’arco plantare longitudinale:

che insieme all’arco plantare trasversale forma la volta plantare, la cui caratteristica forma a cupola, concava, permette di appiattirsi sotto carico assorbendo gli shock da impatto.

Funzione di propulsione:

le proprietà meccaniche della spessa banda di tessuto connettivo fibroso di cui è costituita sono tali da consentire di avvicinare il calcagno alle teste metatarsali durante il cammino permettendo di aumentare l’arco plantare e fare da “leva rigida” facilitando la propulsione in avanti.

Quando le dita del piede vengono estese, ossia quando il piede sta per lasciare il terreno durante la fase di spinta, si crea una forza di trazione sulla fascia plantare che diventa rigida, impedendo l’appiattimento del piede e permettendo di sviluppare forza e quindi propulsione. Questo viene definito effetto Windlass, già dimostrato da Hicks nel 1954.

Puoi notare che la fascia plantare partecipa nelle funzioni più comuni e frequenti del piede, ecco perché quando viene sovraccaricata, oppure viene sottoposta a carico normale ma il piede presenta una biomeccanica alterata, la perdita della normale funzionalità fisiologica provoca microlesioni tissutali che sul lungo periodo causano l’insorgenza di fascite plantare.

COME SI MANIFESTA LA FASCITE PLANTARE?

Inizialmente puoi sospettare che si tratti di fascite plantare se hai dolore al tallone, che progressivamente si può irradiare nelle aree circostanti man mano che diventa più severa.

Soprattutto se hai un dolore acuto e molto forte al mattino, quando muovi i primi passi fuori dal letto, non rimangono più molti dubbi.

Generalmente all’inizio dell’attività quotidiana il dolore regredisce per poi aumentare nuovamente durante la giornata nel caso si stia in piedi o ci si alzi dopo essere stati seduti per molte ore.

FATTORI DI RISCHIO

La fascite plantare ha un’eziologia multifattoriale, ossia ci sono diverse condizioni che possono rendere difficile identificare quale sia la reale causa scatenante.

Certe volte sembra comparire senza un reale motivo.

Sicuramente, i fattori di rischio ben conosciuti sono:

  • Età: l’incidenza aumenta soprattutto tra i 40 e i 65 anni;
  • Esercizio fisico e sport: alcune forme di esercizio, soprattutto la corsa e il ballo tendono a stressare il calcagno favorendo la comparsa della sintomatologia;
  • Biomeccanica del piede: l’alterazione della morfologia del piede (piede piatto o cavo, piede pronato) o del pattern di movimento durante il cammino possono sovraccaricare determinate aree del piede aumentando i microtraumi alla fascia;
  • Scarpe inadatte: la suola troppo rigida, o l’intersuola che non rispetta la morfologia del piede, aumentano gli shock da impatto e alterano la biomeccanica del piede, con i rischi descritti nel punto precedente;
  • Obesità: l’eccesso di peso aumenta il carico sul piede, quindi ogni attività di movimento produce uno stress maggiore sul piede;
  • Determinate occupazioni: professioni che richiedono di passare molto tempo in piedi, soprattutto su superfici rigide possono danneggiare la fascia plantare.

DIAGNOSI E TRATTAMENTO

La diagnosi di fascite plantare è solitamente formulata clinicamente dal medico all’esame obiettivo, all’anamnesi e dall’esame fisico, e solitamente gli esami strumentali non sono necessari.

Il medico può comunque prescriverti radiografia e ultrasuoni nel caso in cui voglia escludere altre patologie o valutare la presenza di comorbidità, come ad esempio la spina calcaneare, frequente in chi soffre di fascite plantare, oppure verificare l’entità della degenerazione della fascia plantare.

La spina calcaneare è una formazione ossea appuntita (osteofita), simile a una spina di rosa, che si sviluppa proprio nel punto d’inserzione della fascia plantare sul calcagno.

Gli esami strumentali vengono prescritti anche nel caso in cui la terapia conservativa fallisce.

Se soffri di fascite plantare, la prima opzione è sempre il trattamento conservativo.

Come per la maggior parte delle patologie, puoi trovare beneficio con diverse terapie, che sono scientificamente valide, ma dal punto di vista pratico vedremo come risolvere in questo modo la fascite plantare non è del tutto scontato.

In tutti i casi, il riposo dalle attività che provocano dolore è obbligatorio, poi in base all’entità del dolore ti possono venire prescritti ghiaccio o antinfiammatori locali.

Tra le altre terapie di successo, troviamo il massaggio profondo all’arco plantare e l’utilizzo di intersuole personalizzate o ortesi. Altre tecniche che vengono utilizzate sono agopuntura, crioultrasuoni, tecarterapia e onde d’urto.

Se con il trattamento conservativo il dolore non scompare, è possibile ricorrere alla chirurgia, anche se non sempre comporta il completo recupero della funzionalità del piede.

Come puoi vedere è possibile fare di tutto, ma spesso l’efficacia è altamente soggettiva.

Il trattamento che viene sempre prescritto in tutto il decorso della patologia è stretching e riabilitazione fisioterapica della fascia plantare, del tendine d’achille e dei flessori plantari del piede (polpaccio).

Certo, capire quale di questi sia il migliore non è un problema trascurabile, ma sicuramente quello più rilevante è che al di là del percorso terapeutico scelto, per vederne gli effetti la durata deve essere di almeno 6 settimane.

Pensa, non è semplice convivere con il dolore per tutto questo tempo e soprattutto massimizzare l’efficacia del trattamento vuol dire cambiare abitudini lavorative e quotidiane, e non sempre è possibile.

Ecco che diventa più semplice capire che per molte patologie degenerative, tra cui proprio la fascite plantare, anticipare l’insorgenza dei sintomi è spesso più efficace e meno dispendioso del trattamento stesso, che nella maggior parte dei casi si concentra sul controllo del dolore senza agire sulle cause.

Se svolgi una professione che richiede di stare molto tempo in piedi, ridurre il peso corporeo, affidarti ad un podologo e ad esperti del movimento ti permetterà di escludere fattori di rischio che probabilmente ti porteranno verso la fascite plantare.

Spesso il problema è congenito e la morfologia del piede non è modificabile (solitamente se hai praticato o pratichi sport avrai avuto già dei problemi al piede). In questo caso delle suolette personalizzate realizzate dal podologo ti permetteranno di risolvere il problema alla radice.

In altre situazioni la morfologia del piede è inalterata, ma scarpe particolarmente pesanti o suole molto rigide modificano la biomeccanica del piede portando al sovraccarico.

Qua entra in gioco Stateflow, che grazie all’analisi del movimento ti permetterà di capire se il deficit propriocettivo e l’alterazione del corretto pattern di movimento ti rendono a rischio di sviluppare fascite plantare.

Grazie alla collaborazione con il podologo, con Stateflow avrai l’opportunità di iniziare il percorso di apprendimento motorio che ti aiuterà a recuperare la corretta propriocezione e funzionalità nel caso ti siano state prescritte delle suolette personalizzate, in modo da riadattare la sensibilità corporea alla nuova postura acquisita.

Se pensi di essere a rischio di sviluppare fascite plantare, oppure sei curioso di sapere la qualità delle tue capacità motorie, non esitare a contattarci!