La sindrome da conflitto subacromiale, anche conosciuta come sindrome da impingement è la patologia più comune che provoca dolore alla spalla, rappresentando da sola il 44-65% di tutti i casi.

Potresti conoscere già questa patologia con il nome di Periartrite scapolo omerale, infatti fino a non molto tempo fa diverse patologie venivano classificate con questo termine generico.

Solo di recente, con l’introduzione di tecniche diagnostiche strumentali più evolute si è potuto meglio definire il reale coinvolgimento delle strutture anatomiche coinvolte.

No, non sbagli a pensare che il termine sindrome da conflitto subacromiale, sia molto tecnico e di difficile comprensione.

Pensa che anche nel mondo scientifico non si ha ancora una completa conoscenza di tutti gli aspetti clinici che caratterizzano questa patologia.

Sindrome da conflitto?

Per poter comprendere e di conseguenza sapere cosa fare per trattare questo disturbo dobbiamo partire dall’analisi del nome stesso:

Sindrome: indica l’insieme dei sintomi che caratterizza un determinato quadro clinico. Possiamo quindi affermare che esistono diversi modi con cui si manifesta questa patologia;

Conflitto: è uno scontro, un urto o attrito. Essendo una problematica osteomuscolare, sono proprio le strutture anatomiche che vanno incontro ad uno “sfregamento” o ad una “compressione”.

Subacromiale: è l’area che comprende lo spazio situato tra l’acromion e la testa dell’omero. L’acromion è un processo anatomico della scapola, sporgente superiormente alla spalla, mentre la testa dell’omero è di fatto la porzione prossimale (più vicina) dell’osso costituente il braccio. In questo spazio scorrono diverse strutture tendinee, muscolari e legamentose, oltre alle borse sierose.

In breve, determinati movimenti possono restringere lo spazio tra l’acromion e la testa dell’omero, comprimendo le strutture muscolari e tendinee passanti per quest’area determinando l’insorgenza dei sintomi, e quindi del dolore alla spalla.

Quali movimenti provocano dolore?

Sono i movimenti che comportano l’elevazione del braccio sopra la testa, specie nei movimenti di intrarotazione (come per versare l’acqua da una brocca).

Se svolgi una professione che ti costringe a mantenere il braccio alzato per molto tempo, con movimenti ripetitivi che prevedono il sollevamento di carichi, oppure pratichi altre attività che comportano situazioni simili, potresti svilupparne i sintomi.

Non preoccuparti: prevenire e trattare i sintomi della sindrome da conflitto subacromiale è molto semplice.

A breve vedremo come fare.

Classificazione

Perché classificare la sindrome da conflitto subacromiale?

Perché a seconda della sintomatologia possiamo capire esattamente in quale stadio evolutivo della patologia ci troviamo:

STADIO 1: si presenta con edema ed emorragia. È una lesione reversibile, solitamente interessa gli sportivi sotto i 25 anni.

STADIO 2: si ha fibrosi ed ispessimento della borsa sotto-acromiale con tendinite della cuffia dei rotatori. Distinguiamo due tipologie.

Tipo A con fibrosi e flogosi, senza rottura della cuffia;

Tipo B con associate rotture parziali della cuffia dei rotatori, ma senza rotture a tutto spessore.

Il dolore è ricorrente alla mobilizzazione e più frequente tra i 25 – 40 anni.

  • STADIO 3: rottura della cuffia dei rotatori ed eventuale rottura del capo lungo del bicipite con presenza di speroni ossei sotto-acromiali o sotto l’articolazione acromion-claveare. Comporta la progressiva perdita della funzione articolare, solitamente si manifesta sopra i 40 anni.
Dal sintomo alla causa

A seconda se il dolore sorge spontaneamente oppure a causa di un trauma, i sintomi possono essere più o meno intensi.

Potresti avere una sindrome da conflitto subacromiale se:

  • il dolore si manifesta inizialmente alla spalla, soprattutto posteriormente, e successivamente si irradia al braccio;
  • Avverti un senso di rigidità, limitazione dei movimenti, soprattutto appena inizi ad alzare il braccio;
  • Se la sintomatologia è più intensa, dolore anche nelle ore notturne, soprattutto se dormi sul lato interessato, fino a provocare risvegli notturni;
  • Le limitazioni portano poi ad una conseguente atrofia della muscolatura periarticolare.

Come abbiamo già visto, il dolore nasce dalla compressione delle strutture anatomiche coinvolte, nello specifico le strutture maggiormente interessate sono quelle della muscolatura della cuffia dei rotatori, soprattutto il sovraspinato, in quanto è coinvolto nei movimenti in cui si solleva il braccio.

Il dolore si associa inoltre alla possibile presenza di altre patologie concomitanti, come la borsite subacromiale ed eventualmente lesioni ai muscoli della cuffia dei rotatori.

C’è ancora dibattito scientifico se la causa della sindrome da impingement subacromiale sia data da queste patologie correlate, o viceversa.

In ogni caso, il ruolo di protagonista viene dato alla cuffia dei rotatori, costituita dai muscoli sovraspinato, sottospinato, piccolo rotondo e sottoscapolare.

Questi muscoli hanno l’effetto di opporsi alla forza lussante del muscolo deltoide al fine di centrare la testa dell’omero all’interno della glena.

Per capirci, è come se questi muscoli giocassero continuamente al gioco del tiro alla fune con il deltoide: la cuffia dei rotatori tira verso il basso, il deltoide tira verso l’alto.

Puoi già intuire che quando una delle due parti vince contro l’altra, la testa dell’omero non si centra più correttamente, e conseguentemente abbiamo un possibile attrito con altre strutture anatomiche adiacenti.

Nella sindrome da conflitto subacromiale, succede proprio questo: il deltoide vince sui muscoli della cuffia tirando in alto la testa dell’omero, la quale riduce lo spazio subacromiale portando all’attrito e all’insorgenza della sintomatologia.

La prima e principale causa è quindi data dallo squilibrio muscolare.

Lo squilibrio muscolare, soprattutto in presenza di una iperlassità (mobilità eccessiva) congenita può portare ad una condizione di instabilità articolare durante i movimenti di elevazione dell’arto.

Quando la sindrome da conflitto è causata dall’instabilità articolare, viene definita secondaria.

Altre possibili cause, sono:

  • Presenza di un osteofita acromiale anteriore;
  • Presenza di un osteofita dell’articolazione acromion-claveare;
  • Forma dell’acromion;
  • Dimensioni dell’acromion;
  • Inclinazione dell’acromion.

Le sindromi da conflitto causate da questi fattori vengono definite primitive.

Come possiamo distinguere queste due forme?

Siccome non esiste un solo esame in grado di discriminare questa patologia, solitamente si associa all’anamnesi l’esame obiettivo tramite valutazione del range di movimento, forza della cuffia dei rotatori e test di evocazione del dolore, come i test di Jobe, Neer, Yocum, Hawkins e l’Impingement test.

A questi si associano l’utilizzo di esami strumentali come l’ecografia, la radiografia e la risonanza magnetica, anche e per evidenziare la presenza di calcificazioni, lesioni alla cuffia dei rotatori e borsiti.

Ora che conosciamo i sintomi, le cause e come viene fatta la diagnosi, possiamo passare al trattamento.

Quale trattamento?

Se hai già cercato questa patologia su internet, probabilmente sarai capitato su diversi siti internet che ti spiegano cosa fare per trattare la sindrome da conflitto subacromiale.

Ti anticipo che se ti viene proposta come prima opzione la chirurgia, non continuare nemmeno a leggerli.

Solo quando il trattamento conservativo fallisce, allora si rende necessaria la chirurgia, ma non prima.

Nella maggior parte dei casi, il trattamento conservativo basta per risolvere qualsiasi tipo di dolore.

Per fortuna molti di questi siti sottolineano questo punto.

Ma quello che spesso non viene detto, e che può fare la differenza, sono le modalità con la quale deve essere gestita questa patologia e come evitare che si ripresenti.

Nella fase acuta, l’obiettivo è il controllo del dolore. Nelle sintomatologie più lievi è utile utilizzare il ghiaccio o gli antinfiammatori non steroidei, mentre nei casi più gravi viene suggerito l’uso di iniezioni locali di corticosteroidi. Da sottolineare che l’uso di corticosteroidi non ha supporto scientifico quando viene protratto per oltre 8 settimane.

L’utilizzo di onde d’urto è molto efficace nel ridurre il dolore, ma solo ed esclusivamente quando la sindrome da conflitto è provocata da una tendinite calcifica.

È assolutamente da evitare l’immobilizzazione dell’arto, in quanto può causare aderenze tendinee che possono sfociare nella spalla congelata patologica, infatti si consiglia fin da subito la fisioterapia: come abbiamo già visto prima si corregge lo squilibrio muscolare, prima si interrompe il ciclo vizioso che porta al conflitto e all’infiammazione.

La fisioterapia nella fase acuta e intermedia riduce il dolore garantendo il ripristino progressivo del range di movimento completo, tramite mobilizzazioni attive e passive, stretching capsulare e muscolare e massaggio rilassante e decontratturante; corregge la postura e l’equilibrio muscolare, costituendo l’intervento più efficace per trattare questa patologia.

Nella fase avanzata, l’obiettivo è il mantenimento del range di movimento acquisito, dell’elasticità e della postura e si migliora la forza e la resistenza muscolare per ritornare alle attività specifiche.

In verità al termine della fisioterapia, il percorso terapeutico non è ancora completo.

C’è la convinzione errata che una volta che il dolore sia passato, il problema sia risolto. Dal punto di vista medico, questo è vero, ma quando ritornerai allo svolgimento delle attività quotidiane, prima o poi il dolore si ripresenterà.

Sicuramente non subito, ma tutti i movimenti che hanno creato lo squilibrio, finiranno per portare di nuovo allo stesso problema.

“Errare è umano, ma perseverare è diabolico”

(S. Agostino)

Soprattutto se svolgi una delle professioni a rischio o se pratichi attività in cui sono richiesti movimenti di elevazione del braccio.

Per questo Stateflow propone percorsi che vanno oltre la semplice fisioterapia, aiutandoti con esercizi di propriocezione e di rinforzo dei muscoli target in funzione alle attività lavorative o ricreative che svolgi, per garantirti la completa rieducazione motoria al fine di mantenere il corretto pattern di movimento, e di conseguenza far lavorare le strutture anatomiche sui giusti “binari” per prevenire o evitare fastidiose recidive.

Successivamente troverai qualche esercizio che ti potrà aiutare nel mantenimento del corretto equilibrio muscolare.

Conclusione

La sindrome da conflitto subacromiale è la più comune patologia che interessa la spalla.

Esistono diversi rimedi, che devono essere adottati con metodo e criterio.

Spesso quello che viene proposto eccede quello che serve davvero: riportare equilibrio in quei muscoli che a causa di attività ripetitive, spesso obbligate, vengono alterati.

La fisioterapia può sicuramente aiutarti a controllare il dolore e a recuperare la capacità funzionale della spalla.

Ma se svolgi determinate attività lavorative o ricreative, dove mantenere il braccio sollevato per molto tempo costituisce la norma, non puoi accontentarti.

La tua spalla non si accontenta.

Completare la fase riabilitativa con un percorso fatto di programmi di lavoro personalizzati costituisce l’obiettivo fondamentale da raggiungere per non ricadere in fastidiose recidive.

Affidarti a Stateflow vuol dire rivolgerti ad esperti del movimento che ti possono aiutare a raggiungere questo obiettivo, sia nella prevenzione che nel post riabilitazione.