Introduzione

In questo articolo ti parlerò di uno degli accessori di cui non si può fare a meno sul posto di lavoro, nel vero senso della parola.

Sono le scarpe antinfortunistiche.

Non puoi farne a meno perché stando a quanto sancito dal d.lgs. 81/2008, art. 74, in materia di dispositivi di protezione individuali (DPI), l’obbligo di indossare le scarpe antinfortunistiche scatta quando ricorrono le condizioni riscontrabili nell’allegato VIII del d.lgs. 2008, e ogni qual volta risulti prevedibile un rischio di lesione ai piedi.

Tralasciando ulteriori norme, per farla breve in alcune professioni si ha un’elevata incidenza di infortunio ai piedi o agli arti inferiori con il serio rischio d’invalidità, pertanto diventa obbligatorio utilizzare questo accessorio a fini preventivi.

Il piede è di fatto una regione fragile del corpo, le cui lesioni possono essere particolarmente disabilitanti e quindi richiedere lunghi periodi di recupero, portando a una perdita di giorni lavorativi e ampi costi economici e sociali.

I numeri relativi agli incidenti che interessano il piede giustificano ampiamente l’obbligo d’indossare le scarpe antinfortunistiche in particolare per le professioni ad alto rischio.

Pensa che in base ai dati dell’istituto italiano assicurativo per le malattie e gli infortuni professionali, 700’000 infortuni lavoro-correlati sono segnalati ogni anno su una popolazione di 60 milioni, e il 15% di questi avvengono sulla caviglia o sul piede.

Il metatarso e le dita sono le regioni più colpite (34% di tutti gli infortuni), a causa della frequenza di caduta di oggetti pesanti sull’avampiede.

Visti i numeri, posso dirti tranquillamente che le scarpe antinfortunistiche non sono un valido alleato, ma un vero e proprio angelo custode sul posto di lavoro.

Ma allora come possono in alcuni casi rivelarsi addirittura un nemico?

Si può fare in modo che esse rimangano sempre schierate al nostro fianco nella lotta contro gli infortuni?

Più avanti daremo risposta a queste domande fondamentali, quindi ti consiglio di continuare a leggere.

Caratteristiche delle scarpe antinfortunistiche

Esistono moltissimi tipi di scarpe antinfortunistiche.

L’eterogeneità dei modelli è necessaria per soddisfare i requisiti normativi europei generali e specifici determinati dagli standard di riferimento:

EN ISO 20344: requisiti generali.

EN ISO 20345: Si riferisce a calzature di sicurezza il cui puntale deve essere in grado di sopportare stress di 200 joule e deve resistere senza rompersi alla caduta di un peso di circa 20 kg da 1 metro di altezza.

EN ISO 20346: Molto simili alle calzature di sicurezza, si differenziano per le minori capacità di resistenza del puntale (100 joule con resistenza alla caduta di un peso di 20 kg da mezzo metro di altezza). Si identificano con la lettera P (protective o protezione).

EN ISO 20347 In queste calzature il puntale non viene richiesto. Si identificano con la lettera O (occupational o professionale).

EN ISO 20345: Le calzature che rientrano in questa norma sono contraddistinte dalla lettera S (safety o sicurezza), a cui seguono lettere o numeri in base alle proprietà aggiuntive necessarie oppure opzionali.

SB Requisiti minimi: Puntale con resistenza a 200 joule; Tomaia in pelle crosta o similare; Altezza minima della tomaia; Resistenza delle suole agli idrocarburi;

S1 Caratteristiche SB integrate da: Antistaticità (A); Assorbimento d’energia nella zona del tallone (E); Calzatura chiusa posteriormente; Suola antiscivolo;

S2 Caratteristiche S1 integrate da: Impermeabilità della tomaia (WRU);

S3 Caratteristiche S2 integrate da: Lamina antiperforazione (P); suola scolpita o tassellata;

S4 Caratteristiche S1 integrate da: Resistenza agli idrocarburi (ORO);

S5 Caratteristiche S4 integrate da: Lamina antiperforazione (P); suola scolpita o tassellata.

La specificità della scarpa in funzione della professione per cui sono concepite è determinata dalle proprietà aggiuntive che possiedono.

Lavori che si svolgono su superfici scivolose necessitano di scarpe antiscivolo, occupazioni che hanno a che fare con l’alta tensione necessitano di scarpe isolanti, chi lavora nelle fonderie avrà bisogno di calzature resistenti al calore, e così via.

Ognuna di queste aggiunte, obbligatoria o facoltativa che sia, va a determinare una composizione in materiali e forma diversa per ogni scarpa.

Potresti trovare scarpe di forme davvero diverse.

Si possono trovare scarpe basse, che esteticamente assomigliano a delle sneakers ma possiedono dei rinforzi, scarpe con cavigliera, che possono assomigliare a scarponcini e avere suole e/o puntale rinforzato, fino ad arrivare a veri e propri stivali, in alcuni casi con gambale fino alla coscia.

Avrai già intuito che la normativa non lascia nulla al caso.

Per quanta scelta ci possa essere nel mercato delle scarpe antinfortunistiche, le regolamentazioni impongono l’uso di un tipo di scarpa per ogni tipo di professione, più o meno rischiosa che sia (pensa che le scarpe antinfortunistiche sono d’obbligo anche per chi lavora nella ristorazione!).

Tutte queste caratteristiche e forme vanno a coprire molto bene i fattori di rischio che caratterizzano la professione.

Ma quello che non rispettano sono le caratteristiche dei lavoratori.

In che senso?

Nel senso che come ogni professione ha le sue caratteristiche che necessitano di interventi per prevenire gli infortuni, ogni piede ha una propria morfologia che necessita di scarpe adatte per quella specifica forma.

E se pensi che quando ci muoviamo nello spazio la scarpa è l’unica interfaccia che connette il corpo con l’ambiente circostante, è inconcepibile che non si consideri questo aspetto.

Siamo abituati a dare per scontata una vita con le scarpe, ma immagina di vivere portando per la maggior parte della giornata un paio di guanti.

I movimenti saranno meno precisi, perché il tatto sarà ridotto, e il corpo deve adottare diverse strategie per eseguire le normali azioni, come ad esempio utilizzare una presa più stretta quando si tiene in mano un oggetto.

Ora pensa che oltre a dover portare i guanti, questi sono pure stretti, scomodi e di un materiale pesante.

Avrai già capito che il discomfort può trasformarsi addirittura in fatica muscolare fino ad arrivare al dolore, soprattutto quando vengono indossati per molte ore consecutive.

La stessa situazione si verifica nel piede.

Come abbiamo visto, la maggior parte delle scarpe antinfortunistiche è dotata di puntali rinforzati che proteggono dagli impatti, suole resistenti antiscivolo e retropiede racchiuso.

Nonostante queste caratteristiche siano necessarie per proteggere da infortuni seri, i materiali di cui sono fatte non fanno altro che aumentare il peso della scarpa e ne alterano la forma, provocando deviazioni della pressione di picco plantare con sovraccarico particolarmente sul tallone e le teste metatarsali, che si associa a fatica muscolare portando a potenziali reazioni da stress degli arti inferiori fino addirittura a fratture.

Ma non solo gli arti inferiori ne risentono, vedremo a breve come diversi tipi di scarpe antinfortunistiche possono alterare la postura portando a diversi problemi nello svolgimento delle attività lavorative.

Problemi quando si sta in piedi

Uno dei problemi che danno queste calzature è il dolore e l’affaticamento che porta a disturbi del piede e lombalgia quando si sta in piedi.

Ti sarà già capitato di dover stare in piedi per molte ore di fila, ed è normale che dopo un po’ il piede ne risenta, visto che deve sorreggere il peso del corpo.

Rimanere in piedi per più del 50% dell’orario lavorativo ha un rischio doppio per lo sviluppo di lombalgia e quasi doppio per lo sviluppo di dolore al piede o agli arti inferiori.

Mantenere una postura prolungata o muovere oggetti pesanti può portare a disturbi muscoloscheletrici (fasciti e tendiniti), edema negli arti inferiori e fatica, a causa della riduzione dell’efficacia della pompa venosa muscolare.

Sfortunatamente in diverse occupazioni non è possibile fare a meno di stare in piedi, particolarmente nell’industria manufatturiera, la quale richiede molte ore in piedi per garantire la produttività.

Problemi quando si cammina

Nella locomozione, non c’è solo il problema dell’alterazione posturale, ma si aggiunge anche quello dell’attivazione della muscolatura necessaria per camminare.

Durante il ciclo del cammino, il tacco appoggia al suolo con una forza due volte superiore a quella del peso corporeo.

Quindi se pesi 70kg, il tacco del piede dovrà sopportare circa 140kg!

E più il pavimento è duro, più lo shock da impatto aumenta, causando possibili danni microscopici all’osso o alla cartilagine, che nel peggiore dei casi portano a infortunio.

Indossare tipi diversi di scarpe antinfortunistiche porta a differenze nel cammino, nello specifico ad alterazioni nell’inclinazione del tronco, dell’angolo all’anca e del range di movimento del ginocchio, così come a differenze nella distribuzione della pressione plantare.

Si è osservato che le scarpe con suola a bilanciere presentano caratteristiche simili alle scarpe con suola imbottita, determinando uno spostamento posteriore del tronco.

Questa condizione sembra avere un effetto positivo nel ridurre il carico sulla curva lombare con effetto preventivo sulla lombalgia.

La stessa situazione si osserva anche nel pattern di movimento durante il cammino, dove rispetto alle scarpe con suola piatta, queste due tipologie di scarpa presentano una riduzione della flessione dell’anca associata alla reclinazione del tronco aumentando la stabilità della curva lombare.

Per quanto riguarda la distribuzione della pressione plantare, le scarpe che presentano una suola fine sono quelle che determinano una pressione maggiore sul retro e avampiede, con pressioni di picco più elevate.

Nelle scarpe con suola imbottita, la situazione migliora, con riduzione della pressione di picco, tuttavia si presenta un sovraccarico a livello della zona dei metatarsi, che si associa con problematiche a livello del piede e della caviglia.

Nella scarpa con suola a bilanciere si osserva una redistribuzione della pressione plantare nelle tre regioni del piede, ma anche in questo caso si ha un sovraccarico a livello delle dita del piede.

Ma le alterazioni del ciclo del cammino non sono solamente influenzate dalla forma delle suole, ma anche dalla durezza del materiale di cui sono composte e dal peso della scarpa.

Queste caratteristiche vanno ad aumentare l’attivazione muscolare:

A parte la muscolatura del gastrocnemio (polpaccio), tutti i grandi muscoli dell’arto inferiore vedono un significativo aumento di attività, in particolare durante l’impatto del tallone al suolo e durante la fase di oscillazione dell’arto, per compensare le difficoltà nella fase di spinta.

Puoi intuire che ripetere questo sforzo per la maggior parte delle ore lavorative comporta una fatica muscolare notevole, con il rischio di sviluppare patologie da sovraccarico oppure di cadute.

Problemi nel sollevamento di carichi

Anche per quanto riguarda il sollevamento di carichi è stato trovato un nesso tra il peso della scarpa e fatica.

È riscontrato che l’uso di scarpe antinfortunistiche pesanti aumenta il discomfort al piede durante il sollevamento di precisione dei carichi (posizionare uno scatolone dentro confini prestabiliti). In aggiunta, per quanto riguarda il sollevamento impreciso di carichi, il discomfort maggiore si osserva aumentando il numero di sollevamenti al minuto.

L’aumento della frequenza del sollevamento aumenta inoltre la frequenza respiratoria e la frequenza cardiaca, indicando quindi che l’uso di scarpe pesanti interessa tutto il corpo e non solo il piede o la caviglia.

Possiamo risolvere questi problemi?

Ora che conosciamo quali problemi possono dare le scarpe antinfortunistiche, possiamo vedere quali soluzioni adottare per trasformare la scarpa da peggior nemico a migliore amico.

Per riassumere brevemente le diverse problematiche, le principali sono il discomfort, il peso e il tipo di suola.

A seconda della problematica che riscontri indossando le scarpe antinfortunistiche, dovresti orientare quanto possibile la scelta delle stesse considerando caratteristiche ben precise.

Se soffri di lombalgia perché sei costretto a stare in piedi molte ore, considera l’uso di una scarpa con tacco medio (16° di inclinazione), che permette di ridurre l’incidenza di lombalgia fino al 60%.

La situazione cambia quando si deve camminare molto durante l’orario lavorativo.

L’utilizzo di un tacco può portare a un sovraccarico della muscolatura degli arti inferiori fino all’esaurimento muscolare.

In questo caso è bene dare priorità a forme e materiali che aiutano il controllo posturale e la stabilità, non inficiando completamente il controllo propriocettivo.

Un gambale alto, l’intersuola rigida e fine, e un tacco basso possono essere buone scelte:

  • Il gambale alto provvede alla compressione intorno alla caviglia e migliora il senso di posizione articolare;
  • L’intersuola rigida, ma fine, permette di migliorare il feedback propriocettivo e cutaneo dalle suole al piede;
  • Un tacco basso permette di ridurre la differenza di altezza della scarpa dal tacco alle dita, portando il centro di massa corporeo ad una posizione più naturale, riducendo al minimo l’instabilità laterale e quindi aumentando la stabilità (l’altezza critica è sopra i 4,5cm di tacco).

Se anche con queste caratteristiche la scarpa provoca dolore o patologie che interessano il piede, puoi considerare l’utilizzo di plantari personalizzati.

La normativa è rigida su materiali e forma, mentre per quanto riguarda l’intersuola non esiste nulla di specifico in materia, permettendo di compensare i difetti di queste scarpe.

Come ti ho detto prima, la maggior parte delle scarpe antinfortunistiche non considera la morfologia del piede, e spesso nemmeno le alterazioni più comuni (piede piatto o piede cavo), pertanto investire in plantari personalizzati può costituire una soluzione a questi problemi.

Il plantare personalizzato permette di redistribuire il carico sul piede, riducendo la pressione di picco in determinati punti specifici, evitando il sovraccarico funzionale.

Tuttavia, anche con questa soluzione il plantare non può arginare il peso della scarpa, che determina in ogni caso un’attivazione muscolare aumentata.

Quindi come puoi risolvere i problemi che queste scarpe provocano?

La collaborazione tra Podologo e Scienziato Motorio: quando il lavoro incontra la performance

Ti sei mai chiesto perché le scarpe utilizzate dagli sportivi siano così particolari?

Perché sono progettate con l’obiettivo di soddisfare al meglio i requisiti della performance sportiva tenendo in considerazione i diversi gesti motori che caratterizzano quella specifica disciplina.

Da qui nascono le varie scarpe per ogni sport, dotate di tecnologie sempre più avanzate che garantiscono non solo comfort, ma anche la riduzione del rischio d’infortunio e la riduzione della spesa energetica, che si traducono in performance di alto livello, in grado di fare davvero la differenza.

Pensa che Kipchoge, famoso maratoneta keniota, grazie alle scarpe ha ottenuto il record del mondo nella maratona di Vienna, con un risultato talmente eclatante da far aprire alla federazione di atletica leggera un’investigazione per doping tecnologico!

Ma anche senza conoscere il mondo dello sport, ti sarà comunque capitato di entrare in qualsiasi negozio di scarpe e trovare scarpe da basket, da calcio, etc…

E allora perché questa tecnologia non viene ancora applicata al mondo del lavoro?

Probabilmente troverai ingiusta questa discriminazione, e di certo, non hai torto.

Lavorare è un diritto ma anche un dovere, e quindi farlo con il massimo del comfort dovrebbe essere una garanzia.

Per questo è opportuno considerare la relazione tra scienziato motorio e podologo.

Così come uno sportivo esegue i gesti sportivi, così anche un lavoratore eseguirà dei movimenti caratteristici di quella professione, che principalmente possiamo riassumere nei tre che poi abbiamo visto dare tutte le problematiche annesse alle scarpe antinfortunistiche: stare in piedi, sollevare carichi e camminare.

Lo scienziato motorio, proprio come farebbe per lo sport, deve analizzare il modello prestativo che caratterizza la professione, che grazie alla collaborazione con il podologo permetta la realizzazione di plantari ottimizzati non solo sulle caratteristiche dell’individuo, ma anche sulle caratteristiche del gesto lavorativo.

I plantari dovrebbero garantire il controllo motorio durante i movimenti, cercando di compensare il più possibile la riduzione delle afferenze sensoriali date dai materiali delle scarpe antinfortunistiche.

Un concetto che deve essere considerato nella realizzazione di questi plantari è il Muscle Tuning.

La Muscle Tuning è la teoria secondo la quale il sistema neuromuscolare adatterebbe la risposta dei muscoli alle vibrazioni causate dall’impatto del piede sul terreno in modo da smorzarle, permettendo di ridurre lo stress sulle strutture ossee e tendinee.

Maggiori vibrazioni comporterebbero una maggiore attivazione muscolare con aumento della rigidità del muscolo per compensarle.

Questo concetto è plausibile dal punto di vista biomeccanico, ed è verosimile che la scarpa e le caratteristiche del suolo vadano ad influenzare la produzione di vibrazioni.

Le scarpe antinfortunistiche, essendo più pesanti, aumenterebbero queste vibrazioni, rendendo l’impatto con il terreno più traumatico anche in attività leggere come la camminata.

Le solette personalizzate dovrebbero pertanto rispettare questa teoria andando a ridurre le vibrazioni provocate dalla relazione gesto-scarpa-suolo in funzione delle caratteristiche individuali del lavoratore.

Si ottiene di conseguenza una giusta attivazione muscolare, con riduzione della fatica e risparmio energetico e solo così si riuscirebbe a ridurre l’insorgenza delle patologie da sovraccarico causate dalle scarpe antinfortunistiche.

Per concludere…

Esistono diversi tipi di scarpe antinfortunistiche, che vengono per lo più classificate secondo le caratteristiche delle suole e dei materiali in funzione degli standard europei in merito alla sicurezza sul lavoro.

Seppur la scelta estetica sia libera, la normativa impone l’utilizzo di un determinato tipo di scarpa a seconda della professione svolta.

L’utilizzo di scarpe con caratteristiche poco personalizzabili comporta alterazioni biomeccaniche nei principali gesti lavorativi, con conseguente sovraccarico che porta a fatica muscolare e infortunio.

Puoi compensare questi problemi scegliendo calzature che più si adattano ai gesti caratteristici della tua professione, ma considera che più di molto non puoi fare.

Se continui ad avere problemi, ti consiglio di affidarti ad un podologo. competente per la realizzazione di solette personalizzate.

La scelta migliore che puoi fare è affidarti ad esperti che collaborano trasversalmente al fine di arginare il gap ergonomico che caratterizza le scarpe antinfortunistiche.

Se sei stanco di dover sopportare il peso di queste scarpe sul posto di lavoro, o se vuoi prevenire fastidiose problematiche croniche,

Stateflow è quello che fa per te.

Stateflow collabora con il podologo al fine di realizzare solette che permettono non solo al piede, ma a tutto il corpo di adattarsi alla scarpa antinfortunistica aumentando la performance e riducendo la fatica muscolare, con conseguente riduzione del rischio d’infortunio, grazie ad un’accurata analisi delle tue caratteristiche individuali e motorie in funzione del gesto lavorativo che svolgi.

Solo con un approccio a 360° la scarpa antinfortunistica saprà essere il tuo più valido alleato contro gli infortuni sul lavoro!