In questo articolo ti parlerò di una delle patologie più comuni nell’ambito lavorativo e non solo: la sindrome del tunnel carpale.

Conoscerne i sintomi e le cause è il primo passo di un percorso che ti aiuterà ad “uscire dal tunnel” gestendo al meglio il dolore e il recupero.

Per prima cosa, è bene dire che non è raro soffrire di questa patologia:

interessa infatti circa una persona su 10, con prevalenza tra i 45-60 anni, soprattutto nel sesso femminile che presenta un rischio 3 volte superiore rispetto agli uomini.

Pensa che si tratta della sindrome da compressione nervosa più comune, interessando il 90% dei casi.

Nella sindrome del tunnel carpale, il nervo mediano viene compresso nel suo passaggio all’interno del polso, attraverso una struttura nota per l’appunto come tunnel carpale, provocando irritazione e quindi dolore alle strutture da esso innervate.

La sindrome del tunnel carpale è così comune per due semplici motivi:

  • Interessa le strutture anatomiche della mano, le quali sono le più sollecitate nella vita quotidiana;
  • Ha origine multifattoriale, ossia vi sono molte cause per cui può insorgere dolore in quest’area.

Sicuramente ne avrai già sentito parlare, basta una semplice ricerca su internet per capire che ci sono moltissimi trattamenti per gestire questa patologia, ma affidarsi al fai da te non è la soluzione migliore, soprattutto per una struttura delicata come la mano.

Trattarla per sentito dire rischia di peggiorare la situazione piuttosto che migliorarla.

Ora vedremo nel dettaglio cosa fare per gestirla in modo oggettivo ed efficace, nel rispetto delle evidenze scientifiche e non per il “trattamento miracoloso” che di fatto, non esiste.

Dolore alla mano: si, ma dove?

Se avverti dolore, alterazione della sensibilità o intorpidimento di pollice, indice, medio e parte dell’anulare, è facile che tu soffra di questa patologia.

I sintomi di solito peggiorano con gradualità e se non viene trattata, nei casi più avanzati il dolore si può diffondere fino al polso e all’avambraccio, comportando una perdita di forza della mano. I sintomi sono spesso accentuati di notte o alla mattina appena svegli.

Questa porzione della mano è infatti innervata dal nervo mediano, la cui compressione porta a questa sintomatologia.

Il nervo mediano scorre all’interno del tunnel carpale, canale anatomico situato all’altezza del polso, insieme a tendini dei muscoli flessori delle dita.

Come viene compresso il nervo mediano?

La compressione può scaturire da:

  • Un restringimento del tunnel carpale stesso, già di per sé abbastanza stretto, tale per cui si riduce lo spazio per tutti gli elementi passanti nel canale anatomico, nervo mediano incluso;
  • Un ispessimento della guaina sinoviale che ricopre i tendini dei muscoli flessori transitanti per il tunnel carpale: anche in questo caso, si assiste a una riduzione dello spazio riservato al nervo mediano.

È fondamentale impedire che ciò accada.

Ma come fare?

Prima di tutto bisogna conoscerne le possibili cause.

I fattori di rischio

I possibili fattori di rischio generali includono:

  • Diabete mellito;
  • Menopausa;
  • Ipotiroidismo;
  • Obesità;
  • Artrite;
  • Gravidanza;
  • Fratture pregresse;
  • Neoformazioni all’interno del tunnel (lipomi, fibrolipomi e cisti articolari).

Se includiamo i fattori di rischio occupazionale, i principali sono:

  • Vibrazioni;
  • Forza manuale;
  • Ripetizione del gesto;
  • Combinazione tra forza e ripetizione.

Escludendo i fattori di rischio generali, per cui generalmente si crea uno stato edematoso con gonfiore che porta a compressione, i fattori di rischio occupazionali sono tutti legati ad un utilizzo ripetitivo della mano.

Le categorie di lavoratori più colpite sono quelle che utilizzano strumenti lavorativi vibranti (motosega, martello pneumatico ecc.) mentre a differenza di quello che si legge frequentemente, non è stata trovata associazione con l’uso di pc o mouse, a parte in circostanze particolari..

Come diagnosticarla?

I sintomi tipici costituiscono già di per sé un’ottima diagnosi, soprattutto se aumentano nelle ore notturne e al risveglio, la probabilità che si tratti di questa patologia è alta.

L’esame obiettivo neurologico valuta la forza, i riflessi osteotendinei, la sensibilità e può avvalersi di test clinici. I più conosciuti sono il test di Tinel e di Phalen. Nel primo si evoca il dolore percuotendo con il martellino da riflessi sopra il tunnel carpale; nel secondo si evoca il formicolio mantenendo la flessione passiva del polso per qualche minuto.

Bisogna sottolineare che la diagnosi di sindrome del tunnel carpale è controversa.

Di fatto questi test non sono affidabili.

O meglio, lo sono quando la sintomatologia è già in stadio avanzato.

Ma nell’ambito occupazionale, la sintomatologia è spesso moderata e questi test possono quindi dare dei falsi positivi o negativi, creando allarmismi inutili o ancora peggio, sottovalutando il problema.

Anche i test di conduzione nervosa, considerati il metodo diagnostico più efficace, hanno una bassa specificità al fine di identificare la patologia, tuttavia se associati all’esame EMG, eseguito utilizzando piccoli aghi che registrano l’attività muscolare, permettono di escludere compressioni nervose a differenti livelli.

Questo tipo di esame è utile anche per escludere patologie simili, come le radicolopatie cervicali, che possono presentare sintomi analoghi.

La terapia corretta viene prescritta dal proprio medico, pertanto è fondamentale riferire con precisione i sintomi e sull’evoluzione del dolore nel tempo in base anche al tipo di trattamento adottato.

Trattamento

Nei casi lievi o moderati, il trattamento iniziale è di tipo conservativo.

Esistono moltissime tecniche che vengono utilizzate per trattare la sindrome del tunnel carpale.

Ci si può facilmente lasciare ingannare da quello che si legge in giro, perché come abbiamo detto ci sono molti fattori scatenanti i sintomi, la diagnosi non sempre è ottimale, e quindi alla fine un trattamento può essere efficace per qualcuno, ma non per tutti.

Non possiamo considerare un solo trattamento come se fosse la cura definitiva.

Vediamo come e quando devono essere utilizzati:

Tutore per il polso: largamente diffuso, consiste nel tenere il polso in posizione neutra durante la notte. Sembra essere più efficace quando viene tenuto nelle 24 ore.

Utile quando ai gesti ripetitivi di presa della mano si associano anche quelli di flessione o estensione del polso. Il tutore aiuta a mantenere il polso in posizione neutra riducendo lo stress, e quindi il dolore sulle strutture tendinee e legamentose passanti per il tunnel carpale.

Farmaci antinfiammatori non steroidei: analgesici senza obbligo di ricetta, agiscono sul dolore acuto alleviando i sintomi presenti da poco tempo o causati da un’attività molto intensa.

Diuretici: Vengono assunti per via orale in modo da ridurre il gonfiore che provoca la compressione del nervo mediano. Si utilizzano solitamente nei casi di sindrome del tunnel carpale provocata da condizioni che causano ritenzione di liquidi (diabete e gravidanza principalmente).

Da sottolineare che l’evidenza scientifica non supporta l’uso specifico di antinfiammatori non steroidei o di diuretici come trattamento vero e proprio della sindrome del tunnel carpale.

Corticosteroidi: Possono essere assunti sia per via orale che tramite iniezione locale. Nel primo caso sono più efficaci nel breve periodo, anche se per gli effetti collaterali di tossicità se ne sconsiglia l’uso, mentre nel secondo caso producono un miglioramento dei sintomi con l’utilizzo cronico, quindi sono preferibili rispetto ai primi.

Ultrasuoni: Sono efficaci quando vengono protratti per almeno due mesi. I benefici si mantengono per circa sei mesi.

Fisioterapia ed esercizio terapeutico: Comprendono diverse tipologie di esercizio che concorrono a trattare la sintomatologia dolorosa.

Approfondiremo nel dettaglio l’argomento nel punto successivo.

Chirurgia: Il trattamento chirurgico di rilascio del tunnel carpale viene consigliato nei casi più gravi, quando si presenta atrofia della muscolatura della mano o debolezza del pollice, oppure quando il trattamento conservativo fallisce.

Quali esercizi per trattare la Sindrome del tunnel carpale?

Se ti rivolgi ad un fisioterapista, è facile che ti vengano proposti esercizi di neurodinamica e di scivolamento nervoso e tendineo.

Queste tecniche stimolano il corretto scivolamento-scorrimento del nervo o tessuto nervoso per favorire il ripristino della normale fisiologia neurale.
Come si eseguono le tecniche neurodinamiche e di mobilizzazione del sistema nervoso periferico?
Il fisioterapista può eseguire delle manovre passive oppure è il paziente stesso ad eseguirle attivamente.

Esistono diversi tipi di manovre che si possono eseguire:

  • Neuroscivolamenti: mobilitano una parte del corpo per provocare lo spostamento del nervo stimolando il drenaggio e di conseguenza l’ossigenazione riducendo l’infiammazione;
  • Neurotensione: mobilizza il sistema nervoso da entrambi i lati in direzioni opposte aumentando la meccanosensibilità;
  • Neuropalpazione: mobilizzazione diretta sul nervo o nelle sue vicinanze;
  • Neuroginnastica: tecniche che il fisioterapista insegna al paziente per incrementare l’efficacia del trattamento.

Tutte queste manovre sono sufficienti?

In verità NO.

I risultati più significativi si sono osservati solo quando a questo tipo di esercizio erano associati i trattamenti precedentemente descritti.

Vanno evitati?

NO, perché è stato comunque dimostrato che velocizzano il tempo di recupero rispetto alla semplice indicazione di rimanere attivi.

Quello che però non viene considerato è l’alterazione del pattern di movimento data dalla percezione dolorosa.

Pensiamo ad esempio di avere male al piede.

Per riuscire a camminare, e quindi a spostarci, dovremo zoppicare, con tutte le complicanze del caso.

Dobbiamo immaginare che la stessa situazione si verifica nella mano.

Il cervello, per garantirci i movimenti della mano, adotta delle strategie alternative in modo da ridurre al minimo il dolore.

Queste strategie sono però delle “strategie di ripiego”, ossia sono movimenti che in assenza di dolore, non dovrebbero compiersi, in quanto creano danni da sovraccarico alle strutture tendinee che normalmente non vengono sollecitate, peggiorando ulteriormente la situazione.

Si viene a creare un vero e proprio circolo vizioso negativo.

È infatti dimostrato che prima dell’insorgenza della debolezza e del deperimento muscolare si altera la percezione sensoriale, con riduzione della velocità di esecuzione del movimento e riduzione della tensione generata dal muscolo agonista.

Quindi agli esercizi di neurodinamica per ridurre il dolore dovrebbero seguire degli esercizi di propriocezione e recupero del corretto pattern di movimento, al fine di recuperare la piena efficienza, soprattutto nei gesti in è richiesta un’elevata precisione dei movimenti, come in molte attività lavorative.

Nell’ultimo paragrafo ti mostrerò alcuni esempi di esercizi di propriocezione per la mano che possono aiutarti a recuperare la piena efficienza dei gesti lavorativi e della vita quotidiana.

Per concludere…

La mano è il vero organo della civiltà, iniziatore dell’evoluzione umana.

(E. Fisher)

La sindrome del tunnel carpale è una patologia comune e fastidiosa che interessa a mio avviso, la struttura anatomica più importante del corpo umano: la mano.

Conoscere bene i sintomi di questa patologia permette al tuo medico di facilitare la diagnosi e di scegliere il trattamento più adatto al tuo caso specifico.

Tieni bene in mente che aspettare non è la scelta migliore per trattarla, soprattutto se non puoi sospendere le attività che la causano.

Se soffri di sindrome del tunnel carpale associare l’esercizio terapeutico ai trattamenti conservativi ti può aiutare ad eliminare il dolore, ma per garantire il pieno recupero è necessario completare il percorso riabilitativo inserendo un programma di rieducazione della percezione che si traduce nella rieducazione del movimento stesso.

Per questo possiamo aiutarti offrendoti programmi mirati basati sul ri-apprendimento dei corretti pattern di movimento per aiutarti a recuperare al 100% la funzionalità della mano.

Se non hai dolore, alcuni accorgimenti possono aiutarti a prevenire, o comunque ridurre la possibilità d’insorgenza della sindrome del tunnel carpale:

  • Pratica regolarmente attività fisica: obesità e diabete, fortemente associate con l’inattività fisica, come visto precedentemente costituiscono dei fattori di rischio;
  • Esegui esercizi di riscaldamento e mobilità attiva prima e dopo le attività. Preparano la mano ad eseguire i movimenti oppure come defaticamento al termine degli stessi;
  • Prendi delle pause dalle attività ripetitive: sia che si tratti di hobbies o lavoro, fare delle piccole pause aiuta a prevenire lo stress sulle strutture anatomiche della tua mano;
  • Controlla la forza nei movimenti che esegui: spesso a causa dello stress tendiamo ad utilizzare più forza del necessario per eseguire certi movimenti.

Assicurati di non star usando più forza del necessario, particolarmente nelle prese, in modo da non sovraccaricare la muscolatura della mano;

  • Mantieni il polso in posizione neutra: cerca di eseguire i movimenti evitando di flettere o di estendere il polso quando non strettamente necessario, soprattutto nelle attività ripetitive.